mercoledì 13 ottobre 2010

scritto il 14.11.2008 Eccoci, di nuovo di fronte
a noi. Vestiti eppure nudi di fronte alle nostre fragilità ed
i nostri desideri. I nostri destini disegnano voli incerti e ci
perdiamo guardando un cielo colorato dell'azzurro spento di novembre.
Inspiro forte il tuo odore, guardo le tue mani che promettono
emozioni senza osare. Mi prendi il viso tra le mani, mi accarezzi
delicatamente gli zigomi guardandomi negli occhi. Chiudo gli occhi e
mi godo il tuo tepore, favorendo il viso al tuo tocco leggero e
caldo.[...]  Una ciocca di capelli scappa inquieta e tu me la risistemi
dietro l'orecchio, trattenendo tra le dita un ricciolo biondo,
prolunghi all'infinito la carezza e mi attiri a te. Tra le tue
braccia sento la mia schiena sciogliersi, chiudo gli occhi e mi
abbandono sulla tua spalla. Inspiro forte il tuo odore. Sento le tue
braccia chiudersi attorno a me, percorrere la mia schiena leggere
senza chiedere. Infilo le mie mani gelide sotto il tuo maglione, mi
faccio strada dentro la camicia celeste e raggiungo la tua pelle. Sei
così caldo e morbido ed al mio tocco sorridi lieve. Puoi
sentire quello che sento?
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Postato alle 15:51 di giovedì, 08 luglio 2010


  13.11.2008

E adesso che sei dovunque sei

Ridammelo indietro il mio pensiero

Deve esserci un modo per lasciarmi andare


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Postato alle 15:51 di giovedì, 08 luglio 2010



  11.11.2008

"Dimmi tu adesso che cos'e' che stai cercando
mentre mi guardi e mi parli ci stiamo amando
sai e' una vita che cerco qualcuno come me
e forse ho trovato te..."
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Postato alle 15:51 di giovedì, 08 luglio 2010


 
scritto il 10.11.2008

Ed uscendo mi ha lasciato questa poesia sulla scrivania, accanto al portapenne in legno, quello con le due mani che si toccano, senza congiungersi.

"Un fumo di tabacco ha divorato l’aria. La stanza E’ un capitolo dell’inferno di Krucennych. Ricordati - Proprio a questa finestra Per la prima volta Estasiato accarezzavo le tue mani. Eccoti oggi seduta, Il cuore chiuso dentro una corazza. Ancora un giorno e poi Mi scaccerai [...] Magari anche imprecando alle mie spalle. Nella buia anticamera la mano nella manica Più non stenterà a entrare disfatta dal tremore. Correrò via E getterò il mio corpo sulla strada. Selvatico animale Impazzirò Sotto una sferza di disperazione. Ma così non si deve, Mia cara, Mia diletta, Meglio lasciarci ora. Non importa - Il mio amore E’ un pesante macigno Che incombe su di te Ovunque tu possa fuggirmi. Lascia in un grido estremo che si sfoghi L’amarezza dei lamenti e del rancore. Quando anche un bue è disfatto di fatica Lui pure andrà a gettarsi In fredde acque in cerca di ristoro. Ma altro mare non c’è Per me Trenne il tuo amore, Nè tregua c’è in amore anche nel pianto. Se un elefante stanco vorrà pace Si stenderà maestoso sull’infocata sabbia. Ma altro sole non c’è Per me Tranne il tuo amore, Benchè io non so tu dove o con chi sei. Se così se ne fosse tormentato Dell’amore - un poeta In soldi e gloria l’avrebbe mutato, Ma altro suono non c’è Che mi dia gioia Tranne che il suono del tuo nome beato. E non mi getterò giù nella tromba delle scale E non berrò veleno Nè premerò griletto dell’arma sulla tempia. E non c’è lama di coltello che Abbia su me potere Tranne che sia la lama del tuo sguardo. Tu scorderai domani Che io t’incoronavo, Che d’un ardente amore l’anima ti bruciavo, E un carnevale effimero di frenetici giorni Disperderà le pagine dei miei piccoli libri… Le secche foglie delle mie parole Potranno mai indurre uno a sostare, A respirare con avidità? Almeno lascia che un’estrema tenerezza Copra l’allontanarsi Dei tuoi passi. 26 maggio 1916, Pietrogrado Vladimir Majakovskij (1893-1930)"
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Postato alle 15:50 di giovedì, 08 luglio 2010


 
scritto il 08.11.2008
La puttana conosceva benissimo le mie debolezze e proprio per questo mi
rese fragile e forgiò la mia vita, vuota ed incerta, intorno alle
rotondità del suo corpo profumato e vibrante. Si donava quando lei
voleva, nel modo che lei più desiderava e voleva che la pagassi ogni
volta, foss'anche solo con le parole. Il prezzo cresceva di notte in
notte, come il mio sudore nell'accontentarla, come la mia angoscia nel
lasciarla. Studiava le sue prestazioni e misurava le sue parole con una
precisione gelida, inframezzate da parole d'amore così ben interpretate
da sembrare vere. Solo a me che avevo una gran voglia di ascoltarle
sembravano vere quella parole, per il resto del mondo erano solo le
parole di una squallida e approfittatrice puttana. [...] Il resto del
mondo me lo taceva però, codardo e fatalista, confidando nella mia
capacità di poter smettere un giorno di inseguire il mio tormento. Non
smettevo. Ero affamato, ero illuso, ero segretamente convinto che lei
mi amasse e che con me potesse diventare una donna nuova Lasciavo
sempre i miei 150 dollari sul suo comodino però quando mi allacciavo i
pantaloni per andare, convinto che anche in quel modo l'avrei convinta
che ero la sua strada. Perchè io mi sentivo la sua strada. E non
importa se ero conscio del fatto che, uscito dal suo letto, avrebbe
ripetuto lo stesso copione con un altro uomo. Stesse promesse, stesse
finte concessioni, stessa bocca maledetta. Spesso uscivo senza salutarla, senza nemmeno
guardarmi indietro. Volevo dimostrarle che potevo smettere quando
volevo, che lei non era affatto necessaria per me. Mentivo, lei lo
sapeva. Non riesco ad immaginare quante volte, mentre io le urlavo al
buio il mio risentimento scuotendola con forza, lei sorridesse pensando
a quanto fosse ridicolo e senza speranze il mio dibattere. Ero il suo
gioco, non l'unico a dire il vero, ma forse ero quello più divertente.
Perchè io ci credevo, perchè quando c'era da inzuppare le mani nel
fango che aveva dentro io non mi tiravo indietro, perchè partivo nel
cuore della notte per dimostrargli che io c'ero, nonostante tutto. Non
ho mai smesso di esserci, anche quando sentivo il suo corpo tra mani
che non erano mie, anche quando cercavo prove del suo disamore e ne
trovavo. Ma le prendevo, con una pazienza malsana e menzognera e le
addolcivo con mille giustificazioni, le vestivo di mille illusioni.
Perchè in fondo questo volevo più che lei, volevo l'illusione.
L'illusione che qualcuno potesse avere in mano le redini della mia vita
e potesse cambiarla. Lei avrebbe potuto. Bastardo come sempre sono
stato lei avrebbe potuto domarmi. Lo sapevo. Lo capivo quando lei mi
sfuggiva ed io passeggiavo in riva al mare, avvolto dal fumo della mia
sigaretta, nascosto nell'abbraccio morbido del mio giaccone blu scuro.
Mi sentivo precario, sentivo il battito del mio cuore accelerare in un
modo che mi faceva quasi paura e sapevo che avrei potuto morire. Si
muore per assenza di sogni. Lo sapevo che mi avrebbe fatto del male.
L'ho capito subito, quando l'ho vista la prima volta avvicinarsi a me.
"Mi ucciderà" ho pensato rimanendo abbagliato dalla follia che ho
letto nei suoi occhi e contemporaneamente dalla sua bellezza. Ma nello
stesso momento ho pensato "Sarà mia". Se lo è stata? Mai, lei non è
stata mai mia nè di nessun'altro uomo a questo mondo. Lei è una randagia,
una farfalla velenosa, un alito di vento, di quelli che non portano
buone nuove da lontano. Lei non si è mai abbandonata a me. Forse non
hai mai saputo nemmeno cosa fosse l'abbandono ma io dentro di lei mi
sono perso, affondavo in lei e non avevo la forza di risalire. Se
chiudo gli occhi riesco ancora a vedere quei muscoli del torace che si
tendono, quegli occhi chiusi e quello spasmo delle labbra. La puttana a
volte si sedeva sul letto e piangeva, con la schiena alla porta e le
mani al viso. Piangeva perchè la solitudine l'attanagliava, i suoi
uomini erano trasparenti, non avevano peso nè odore per lei, anche
quelli che la picchiavano e la pagavano tre volte tanto. Erano una
massa di portafogli con l gambe per lei, me compreso. Ad ognuno parlava
di amore però. L'amore finto che seminava le ritornava sotto forma di
sconforto e la trascinava sempre più giù, negli abissi caldi in cui
sarebbe morta, per le sue stesse mani. L'amore per lei non era nè più
nè meno che una strategia per sconfiggere la morte che
aveva in cuore. E che piano piano stava risucchiando a macinando tutto
il suo mondo, tende blu a strisce oro sottili comprese. Sì, quelle con
i fiocchetti ai lati che amava tanto e dietro le quali si nascondeva,
nuda, per vedere il mare. Condannate a morte, come il tutto il resto.

IL TEMPO PASSA E TU NON PASSI MAI...
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Postato alle 15:48 di giovedì, 08 luglio 2010



  07.11.2008

Bella. La serata culturale di ieri, la notte turistica, il viaggio di stamattina, impazzire coi buoni benzina, il pranzo al Belvedere, il primo pomeriggio sorridente e cioccoloso...e altrettanto bello sarà oggi il ritorno a casa insieme, lo so già! Giornate piene! W TE! 
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Postato alle 15:48 di giovedì, 08 luglio 2010


 
scritto il 04.11.2008
Quando una ha dei trascorsi con uno e quell'uno ti invita a cena e quell'una proprio non ne vuole sapere di passare una serata imbarazzante (anche se divertente) a staccarsi quell'uno appiccicosissimo di dosso cosa risponde? [...]
"Un pizza magari è troppo impegnativa conoscendoti...che ne dici di un caffè?"

Miiiiiiiiiiiiiiiii che risposta sgarbata che ho ricevuto! Ma dove sono i gentiluomini di un tempo?
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Postato alle 15:48 di giovedì, 08 luglio 2010



  06.11.2008

Mi hanno invitata ad una cena con i camerieri sudamericani muscolosi in perizoma a servire ai tavoli!
Ma io non posso andareeeeeeeeeeeeee!!!
Non possoooooooo!!!
O forse posso? :)
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Postato alle 15:47 di giovedì, 08 luglio 2010



  03.11.2008

Somos como Angels Con un ala solamente volamos alto abrazados fuertemente...lalalalaaaaaa....
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Postato alle 14:34 di giovedì, 08 luglio 2010



  22.12.2008

Metti un panettone artigiale. Metti un pò di telefonate in fretta e furia. Metti lo scambio dei regali e dei bacini. Ed un pomeriggio normale si trasforma in una fiestaaaaaaaaa!

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